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The needful presence of the press during diplomatic simulations

“A story is something that someone somewhere doesn’t want you to tell” writes Mark Thompson, New York Times CEO and previous BBC General Director, in his book. Let’s be honest, the work of a journalist is not limited to explaining what is happening; it is also valuable in that it permits people to see reality through someone else’s eyes. In the last edition of Veumeu in May, I decided to apply for the press exactly for that reason. I’m not the kind of person that enjoys Cicerian arguments or debates. I’d like to observe and later give my vision of reality. In the context of the simulation, the role of journalists has been more than fundamental. Every night, when the MEPs got rid of the characters they had built and were getting back to their students’ life, we as press members started putting together all the materials we had collected during the day: interviews, reports, last minute declarations. The press room was always active, we didn’t stop until our newspaper was perfect. Perfect for all the ones that next morning would have opened it, finding not only a summary of what had happened between the Parliament and the Council, but a super-partes view of the facts, maybe with uncomfortable truths or stories not to be told, as described by Thompson. When you are too invested in your role, you often lose the overall view. That’s why it’s useful to see things from another point of view, especially when you have to take decisions. During the simulation, the Parliament and the Council had to approve or reject two important directives. Parties, in order to make their positions matter, had the necessity to form alliances. As in the real world, in those three days in San Servolo, island in the Venetian lagoon where the simulation took place, the fourth power acted perfectly as glue, as a mean through which individuals or parties could make others understand their positions, promoting useful debates. In days in which the role of the press is being reconsidered and European elections are getting closer and closer, I invite you all to challenge yourselves to take  part in a diplomatic simulation. Whether you’re scared or brave, insecure or determined, you’ll discover from the inside how those organs work. “Try it and see” seems overused, but trust me, once you’ll be in a world so rich in incentives, you will not want to get out of it anymore. My experience this May was so beautiful not only because of what I learnt about the EU, but mainly for the people I met and the friendships I made. Because of this, at that point that I made myself part of this amazing project which is the Venice Diplomatic Society.



Camilla Gargioni





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L’imprescindibilità della press nelle simulazioni diplomatiche


“Una storia è qualcosa che qualcuno in qualche posto non vuole che tu racconti” scrive Mark Thompson, amministratore delegato del New York Times ed ex direttore generale della BBC in un suo libro. In fondo, il lavoro del giornalista non si limita a documentare ciò che succede, ma ha un valore aggiunto: permettere alle persone di vedere la realtà attraverso gli occhi di qualcun altro. Nella scorsa edizione del Veumeu, svoltasi a maggio, ho deciso di fare domanda per un ruolo nella press proprio per questo. Non sono il tipo di persona che tiene arringhe ciceroniane o a cui piace dibattere. Io preferisco osservare e successivamente dare una mia visione della realtà. Nel contesto della simulazione, il ruolo dei giornalisti è stato più che mai fondamentale: ogni sera, quando i MEPs si toglievano le vesti dei personaggi che si erano costruiti per tornare alla propria vita da studenti, noi della press iniziavamo a mettere insieme tutto quello che avevamo raccolto nella giornata: interviste, resoconti, dichiarazioni dell’ultimo minuto. La press room era sempre attiva, non ci fermavamo fino a che il nostro giornale non era perfetto. Perfetto per tutti coloro che il giorno successivo lo avrebbero aperto, trovando non solo un resoconto di quanto era accaduto il giorno prima tra Parlamento e Consiglio, ma una visione super-partes dei fatti, magari con verità scomode o quelle storie che qualcuno non vuole sentire, di cui parla Thompson. Quando si è troppo calati nel proprio ruolo, spesso sfugge la dimensione dell’insieme. Per questo è utile vedere le cose da un altro punto di vista, soprattutto quando si tratta di prendere decisioni. All’interno della simulazione, Parlamento e Consiglio europeo avevano il compito di approvare o bocciare due importanti direttive: i partiti presenti, per poter portare avanti le proprie posizioni, dovevano necessariamente formare alleanze. E come nel mondo reale, così in quei tre giorni a San Servolo, isola della laguna veneziana dove si è svolta la simulazione, il quarto potere ha svolto egregiamente il suo ruolo di collante, di mezzo attraverso il quale singoli individui o partiti potessero far capire agli altri la loro posizione, promuovendo confronti costruttivi. In giorni in cui il ruolo della stampa viene ridiscusso e in cui le elezioni europee sono sempre più vicine, invito tutti voi a mettervi alla prova, partecipando ad una simulazione diplomatica: che siate spaventati o spavaldi, insicuri o determinati, scoprirete dall’interno come funzionano questi organismi. “Provare per credere” sembra un sintagma scontato, ma fidatevi, una volta che entrerete in questo mondo così ricco di stimoli, non vorrete più uscirne. La mia esperienza di questo maggio è stata bellissima non solo per la quantità di nozioni che ho imparato sul funzionamento dell’Unione Europea e sulle direttive discusse, ma soprattutto per le persone che ho conosciuto e le amicizie che ho stretto, al punto che sono diventata anche io parte di questo meraviglioso progetto che è la Venice Diplomatic Society. 


Camilla Gargioni



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